A Casa

Recentemente ho letto questa frase “vivere nel paese in cui si è nati è una cosa rischiosa.  E’ come giocare in fondo al pozzo”. 
Nell’agosto del 1998 decisi di non vivere più a casa, di andarmene. Volevo arrivare a capire che casa non è il luogo in cui si è nati.  Poi ho scelto di tornare, solo dopo aver trovato casa in molti paesi. 

Ne ho vissuti di luoghi e quello che vorrei fare è ricordare le cose più belle che ho incontrato nei luoghi che ho abitato, con la speranza che possano essere adottate e possano essere delle idee sulle quali ragionare insieme…perche’ siano progetti ed esempi utili per Leverano. Parto da Bologna (la città in cui ho vissuto per 15 anni ) ed in particolare dalla Sala Borsa, una gigantesca biblioteca al centro della città, creata nel 2001. Ogni residente e cittadino di Bologna, a prescindere dal reddito, ha accesso gratuitamente a centinaia di libri, giornali e cd.  Anche a Leverano  mi piacerebbe che la biblioteca diventi il centro della città, un luogo vivo e una risorsa per la città e per i cittadini. 
L’altra città che ho sentito “casa” è Viareggio…di Viareggio ricordo il parcometro e il bottone verde che può essere pigiato per ottenere 15 minuti di parcheggio gratuito.  Pensavo potrebbe essere bello fermarsi gratuitamente per 15 minuti, per 10  o per 5 e prendere un caffè. Prendere un caffè, fermarsi per una breve sosta gratuita e’ una proposta che sono certo  gioverebbe anche alle attività del Giro del muro ed un po’ forse anche a quelle nel centro storico.
Vado fuori dall’Italia per un anno. Ho vissuto a Valencia e parlo di qualcosa che mi ha ricordato Nuccio qualche giorno fa. A Valencia c’era un fiume, il Turia. Negli anni 80 i cittadini decisero di prosciugare il fiume e trasformarlo in un enorme parco pubblico, pieno di verde,di giochi per bambini, attività sportive per chilometri e chilometri  e sono al servizio dell’intera città. Valencia e la cultura spagnola sono molto simili alla nostra, talmente simili che basta superare il ponte del Turia per arrivare in un sobborgo di Valencia che si chiama Burjassot che ha come 

Santo Protettore San Roc in valenciano e San Roque in spagnolo. A me è bastato quello per sentirmi a casa e mi basta pensare a quel parco per capire che anche qui si può ripensare al paesaggio e all’urbanistica e decidere in maniera consapevole di trasformare in un fiume una palude, qualunque altro spazio in uno spazio utile e fruibile dai cittadini.
Torno a Bologna ricordo che quando presi la residenza, l’ufficiale dell’anagrafe chiese se la persona con cui andavo a convivere fosse legata a me da vincoli affettivi… dopo scoprii che si tratta del registro delle unioni civili ,ormai superato dalla Legge Cirinnà del 2016. Quello che mi ha colpito è stato un comune in grado di anticipare e precorrere i tempi e stare, sempre e comunque, dalla parte dei diritti dei cittadini.
Ritorno a Bologna e penso al barbiere. Ho iniziato a sentirmi a casa, a Bologna, quando ho trovato il mio barbiere di fiducia (non che lo usi o ci vada molto spesso!) però mi piace l’idea di fare due chiacchiere. Ricordo che il barbiere che avevo Bologna era un iraniano emigrato per 15 anni Giappone poi per 5 anni in Germania. Nell’ultimo anno mi è capitato di andare dai barbieri a Leverano e ho sentito storie simili, storie di emigrazione, storie di gente che ha dovuto abbandonare il proprio paese. Mi sento privilegiato ad aver scelto di andare via e  di ritornare, quando molti miei coetanei non se lo possono permettere. Queste storie di emigranti accomunano nord e sud Italia… Voglio sottolineare il compito di un’amministrazione comunale che e’ quello di favorire la cultura del rispetto e dell’integrazione, la cultura di accoglienza per coloro che tentano di raggiungere questa parte del mondo,  in cui tutti siamo dei privilegiati.
Infine Monghidoro un piccolo paese sull’Appennino tra Bologna e Firenze che ha 3000 abitanti. Ho vissuto per tre anni ed è il posto dove mio figlio per la prima volta ha abbracciato un albero.  Ricordo l’estrema socialità, la possibilità di far festa tutti insieme, di ritrovarsi insieme come comunità, cucinare, mangiare, vivere e accogliere. Certo questo è facile in un piccolo paese… in un paese di 15000 abitanti e’ più complesso da organizzare, però questo è il mio augurio finale che possiamo aumentare il senso di comunità di questo paese, condividere, esaltando le differenze. 

Buona e buonissima serata a tutti!
(#10LIBEREvoci Duilio Romanello)