La Politica e le scarpe consumate

Sembrava che la politica fosse morta insieme ai partiti, seppellita dal malaffare e dagli interessi personali. Una volta durante le campagne elettorali e quando ancora la politica era sana, i militanti consumavano le suole delle scarpe, a furia di camminare, di incontrare le persone, di ascoltare. Stiamo dimostrando, in queste settimane, che quel modo di fare politica esiste ancora. La campagna per le elezioni primarie mi ha offerto il privilegio di incontrare tante persone. Nelle aziende floricole, nei laboratori artigianali, nelle case private. Ho potuto ascoltare le loro istanze, le arrabbiature, le proposte, serie e concrete. Di tutto questo rimarranno nei miei occhi immagini indelebili. E parole belle. L’intelligente ironia di Paolo con le sue gambe sicuramente più forti delle mie, perché abituate ad essere coraggiose ogni giorno. Le parole giuste ed equilibrate di Valentino, che trova anche il tempo di sistemarmi il collo della mia camicia prima di un intervento pubblico. Gianluca che nutre la terra senza avvelenarla e produce ortaggi con una coltivazione sostenibile. Antonio che incontra per la prima volta e con meraviglia la politica delle passioni e dell’impegno civile. La ragionevolezza di Sergio. Duilio che la passione la tiene stampata in faccia. Gli amici più stretti che ci hanno creduto da sempre, prima che io stesso ci credessi, le spalle forti che sorreggono tutta la struttura. E poi il discreto e generoso silenzio di chi mi sta accanto. Nell’era delle “parole ostili” usate come coltelli per ferire i pensieri differenti abbiamo risposto con le “belle parole”. Perché noi siamo come parliamo. Siamo le parole che usiamo. Di queste settimane mi resterà l’enormità delle nuove relazioni costruite, dei militanti e sostenitori che non potrò mai ringraziare abbastanza. Per la loro esperienza nelle campagne elettorali e le loro scarpe consumate a furia di camminare. Insieme sapremo costruire “comunità”, prenderci cura di ciò che è bene collettivo, elaborare progetti creativi per lasciare ad altri questa casa comune, migliore di come l’abbiamo trovata.